GLI
ALBERI E LE VELE
La principale forza propulsiva della nave erano i remi, ma con il vento favorevole
si poteva issare un albero con una vela quadrata. L'albero maestro era fissato
alla nave attraverso il tavolato del ponte ed arrivava fino alla paramezzale,
quell'asse cioè al quale erano fissate le parti più basse delle
ordinate. Dall'albero pendeva la vela principale, tesa dal pennone al ponte di
coperta mediante un complesso sistema di carrucole e cordame. L'albero maestro
portava spesso anche una vela alta di forma triangolare e ad essa erano in genere
attaccati gli stendardi.
Le vele, di lino, erano rinforzate da piccole strisce di cuoio e dotate di occhielli,
al cui interno scorrevano delle funi per poterle serrare secondo la necessità.
Inizialmente veniva sfruttato solo il vento di poppa, al quale la vela a forma
quadra si adattava in modo perfetto. Col tempo però s'iniziò a
saper sfruttare anche i venti di traverso. Sono documentati anche altri tipi
di vele: la vela aurica e la latina. La prima era longitudinale rispetto allo
scafo e consentiva di veleggiare anche col vento di traverso. Uguale impiego
aveva la vela latina, di forma triangolare, intersecante obliquamente l'albero
che era spostato verso prua. Questo tipo di vela è attestato a partire
dall'età imperiale e venne largamente adottato per le navi da guerra.
L'APPARATO DI VOGA
Il numero di remi era in relazione con la lunghezza totale della nave. I rematori
sedevano su file parallele in altezza ed i remi della fila inferiore uscivano
da apposite aperture a sportello praticate nel fasciame, alzato a protezione
dei rematori. Queste aperture erano dotate di una fodera di cuoio che incapsulava
il remo, impedendo all'acqua di entrare.
Dal momento che i remi erano la forza propulsiva per eccellenza della nave, essi
erano potenziati soprattutto nelle navi da guerra. Esistevano navi biremi, trireme,
quadriremi, quinqueremi fino ad arrivare alla nave ammiraglia di Perseo che era
a 16 ordini di remi.
IL TIMONE E LE ANCORE
Il timone era formato da un fusto abbastanza lungo con, all'estremità,
la pala del remo e poteva essere adoperato come tale. Qualora le sue dimensioni
fossero state troppo grandi era manovrato tramite una sbarra obliqua, con la
quale il timoniere trasmetteva i comandi. I timoni erano due per ogni nave ed
erano collocati a poppa in un apposito alloggiamento. Il timoniere controllava
la rotta dal suo posto a poppa, avendo come punto di riferimento il dritto di
prua e poteva eseguire direttamente, mediante l'uso di canapi, alcune manovre
come il movimento del pennone.
Inizialmente le ancore erano la blocchi di pietra, sostituiti poi da esemplari
ad arpione in legno, rivestiti di piombo. In età imperiale furono usate
ancore in ferro che, fissate con cime alla nave, spesso andavano perse. Si ritrovano,
avvolte in gran numero sui fondali marini, a testimonianza delle antiche rotte
seguite dalle navi.