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Eccoci arrivati alla darsena…. Bonificata negli anni venti era utilizzata come "darsena di evoluzione" per lo smistamento delle merci.
Tenendo presente che il mare è alle nostre spalle, le imbarcazioni arrivavano qui attraverso il canale di collegamento parallelo alla darsena. Poi le merci messe su imbarcazioni più piccole uscivano dalla darsena, percorrevano il canale di collegamento con la fossa traianea e risalivano il Tevere verso Roma, trainate da buoi dalle rive del fiume. Lì, alla fine della darsena, ci sono delle chiuse risalenti all'epoca delle bonifiche per regolare il livello dell'acqua dell'invaso.
I magazzini di Traiano hanno strutture semplici e non decorate, con ingressi piuttosto stretti dai quali si capisce che le operazioni di scarico venivano effettuate a spalla. Servivano da deposito merci, quali oli, marmo, grano e cosmetici ed erano a più piani.
In origine i singoli magazzini comunicavano con le banchine d'attracco attraverso un portico pilastrato, che in seguito venne completamente tamponato annullando i varchi verso l'esterno. Le banchine erano fornite di bitte di ormeggio e scalette ad una o due rampe per scendere alle barche.
Al di sotto c'era il canale che collegava i porto col mare.
Le navi commerciali si dividevano in tonde e onerarie. Queste imbarcazioni viaggiavano spinte dalla forza del vento ed avevano una grande vela quadra con due vele più piccole.
Le navi tonde erano panciute e molto grandi, servivano per i trasporti particolari come per esempio i cavalli o animali da circo.
Le navi onorarie erano navi da carico. Queste erano sempre seguite da una barca legata a poppa che serviva da scialuppa di salvataggio. Su queste barche c'era sempre un marinaio di guardia. Trasportavano: vino, olio e grano e viaggiavano cariche di anfore collocate in ordine su più strati. La navigazione poteva avvenire solo dal mese di aprile ad ottobre e sempre di giorno.
Eccoci al porto di Traiano… di proprietà del Duca Sforza-Cesarini. Oggi è un lago artificiale ed oasi naturalistica ricca di pesci ed uccelli acquatici. I bacino è di circa 33 ettari ed è stato scavato interamente su terraferma. I lati dell'esagono servivano a "smorzare" il movimento ondoso causato dalle navi. Ogni lato del porto possedeva dei magazzini specifici a seconda della merce che dovevano contenere. Alle banchine della prima fila potevano essere attraccate circa 200 navi di grande tonnellaggio. Il fondo del porto era di circa 5 metri, stando alle indicazioni dei Lanciani.
Siamo ai magazzini severiani con pianta a "L" irregolare…. Gli ambienti si affacciano sul cortile, anch'essi erano a due piani ed illuminati solo da alcune finestre. Da notare gli ingressi ad arco ribassato costruiti con mattoni rossi sottili.
Questi archi erano composti da mattoni. Le volte possono essere a botte o a crociera (incrocio di due volte a botte). Per la costruzione di queste volte venivano utilizzate casseforme in legno con sostegni a forma di arco (chiamato centinaia). Sulla struttura mettevano i mattoni grandi, ad una certa distanza venia messo un mattone più grande lateralmente e dall'alto realizzavano una gettata con malta di pozzolana o sabbia, calce e pezzi di tufo o di mattoni. Per la volta forse si mettevano dei mattoni per evitare le crepe e per dare maggiore forza e spianta al tutto. A volte veniva tutto intonacato.
Attraverso l'apertura dei magazzini severiani si può accedere alla zona ove un tempo c'era il mare del porto di Claudio e sulla destra si vedono i resti del palazzo imperiale, residenza civile prima accoglienza di consoli e procuratori. Sotto questo si sono trovati dei passaggi per la servitù. Gli archi che possiamo ancora vedere oggi fungevano da frangiflutti per smorzare la risacca e sono in opera reticolata in selce, materiale duro e resistente all'erosione.