La
canna non è una specie botanica pregiata ed è presente
nel parco archeologico del Porto di Traiano. All'inizio
del novecento, prima della bonifica, due terzi del
bacino esagonale di Traiano erano ricoperti di canne,
quelle
stesse canne che ricoprono ora l'antica Darsena e alcuni
canali minori.
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Vi è lungo
uno dei sei lati del bacino
esagonale, un boschetto di canne Phyllostachys Aurea impiantato
dai principi Torlonia a scopo puramente ornamentale
ai tempi della bonifica. I
Romani utilizzavano le canne per bloccare gli arti fratturati.
Con la canna si costruiva uno strumento musicale simile al
flauto suonato dai pastori antichi, la siringa. Prende il nome
da Siringa, ninfa degli alberi, che fuggendo da Pan, spirito
dei boschi, si ritrovò sulle rive di un fiume molto
profondo per essere attraversato a nuoto. Pregò gli
dei delle acque di trasformarla e fu mutata in un ciuffo di
canne palustri.
Il vento che soffia fra le canne produce una soave melodia
che ricorda lo sciabordio delle acque e delle parole sussurrate
nel vento, questo ha suggerito il mito che narra della gara
musicale fra Pan e Apollo. Il premio fu assegnato ad Apollo
malgrado il parere sfavorevole del re Mida. Apollo offeso trasformò le
orecchie del re in quelle di asino. Nessuno conosceva il segreto
del re Mida, tranne il suo barbiere che pena la morte, non poteva
confidarsi con anima viva.
Pensò di sussurrarlo in una buca e poi richiuderla in
modo che non potesse uscire. Dalla buca nacquero delle canne
che ad ogni alito di vento diffondeva la notizia delle orecchie
d'asino del re. |