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Esistono, con il nome di quercia, vari tipi di alberi simili fra loro per alcune caratteristiche: alcuni sono sempreverdi come la quercia da sughero (quercus suber), il Leccio (quercus ilex) e il Fragno (quercus macedonica), altri tipi di querce sono a foglie decidue, ovvero ingialliscono e si spogliano in autunno, come la Farnia (quercus
robur), il Cerro (quercus cerris) e il Rovere (quercus petraea). Tutte le querce producono ghiande. All'interno del nostro parco archeologico naturalistico troviamo soprattutto Lecci e Farnie. Il Leccio è un sempreverde ed è il tipico rappresentante della foresta mediterranea. All'interno del parco cresce molto bene
perché l'ambiente è congeniale.

La Farnia è una quercia caducifoglia caratteristica delle valli umide e delle piane alluvionali. Il parco del Porto di Traiano è nato su un' area precedentemente paludosa che venne bonificata nel 1924, ancora oggi conserva un ambiente umido adattissimo allo sviluppo di questo tipo di quercia. La Farnia potrebbe vivere duemila anni e il suo tronco raggiungere i l0 m di diametro. Il suo legno durissimo veniva usato dai romani per la costruzione delle navi. La sua maestosità incuteva rispetto e venerazione; si diceva che le sue radici arrivassero fino agli inferi mentre i suoi rami toccavano il cielo.Era l'albero degli alberi, così la pianta fu ritenuta sacra a Zeus,o Giove,come lo chiamavano i Romani, il padre di tutti gli dei. Le leggende antiche raccontano che in ogni albero ci sia nascosta una ninfa che è l'anima dell'albero:le querce ne ospitavano due,le driadi e le amadriadi. A Roma l'albero era il simbolo della sovranità. Tito Livio, scrittore latino, ci narra che Romolo, dopo una vittoria contro i Sabini salì sul Campidoglio portando le armi del capo nemico ucciso e le depose ai piedi di una quercia, della pioggia e del fulmine. I re di Roma avevano come simbolo la quercia perché si consideravano i rappresentanti umani di Giove. Il Leccio era considerato invece un albero sinistro, consacrato alle tre Parche funerarie (divinità che regolavano il destino dell'uomo) che si coronavano il capo i con le sue foglie.