PROGETTO
TIRRENO: LA NAVIGAZIONE NEL MONDO ANTICO
Navigare necessario est, vivere non nocesse: "navigare è necessario,
vivere non è necessario".
Queste parole furono rivolte, a quanto narra Platurco, da
Pompeo ai soldati romani che non volevano affrontare il mare
in tempesta
per trasportare nella capitale il grano delle province. Roma
aveva bisogno di quel grano, voleva dire il generale, e dunque
il trasporto era più necessario della stessa vita.
Cosa sappiamo della navigazione antica?
Negli ultimi tempi sono state effettuate molte scoperete
dall'archeologia subacquea. Si pensi alle navi romane riportate
alla luce nei
pressi dell'aeroporto internazionale di Fiumicino, ora esposte
nel Museo delle Navi nei pressi dell'aeroporto stesso; si
pensi alla nave punica individuata e recuperata nello stagnone
di
Marsala. Vi sono poi i reperti delle navi sommerse, come
i famosi Bronzi di Riace: statue di bronzo ritrovate in una
nave
affondata presso la costa calabra. Più recentemente
sono stati ritrovati teste e frammenti di corpi bronzei nel
mare dinanzi a Brindisi. Le prospettive più ricche dell'archeologia
sono indubbiamente nel mare. Si pensi che l'Italia ha quasi
diecimila chilometri di coste e si pensi che su tali coste,
nel corso dei secoli e dei millenni, sono affondate navi di
ogni genere, talvolta con carichi preziosi che devono ancora
essere individuati e recuperati. Si dice, con una metafora
efficace, che grande è il museo sepolto: ebbene, ancora
più grande è il nostro museo sommerso.
Dalle navi di Minasse alle Libarne Romane
Le più antiche imbarcazioni erano in monoxile, il loro
scafo era ciò ricavato da un antico tronco d'albero,
lavorato con fuoco e scalpelli. Solo a partire dal II millennio
si può parlare di imbarcazioni con scafo a fasciame.
I famosi affreschi di Santoro mostrano vascelli con remi, alberi
e vele. La cabina è coperta, in forma di baldacchino,
e a poppa la pedana del capitano, ricordano da vicino le navi
egizie. E' questo il periodo della talassocrazia, cioè del
grande impero marittimo dei Cretesi, sotto la guida del mitico
re Minasse, cui seguirono le flotte micenee della Grecia
continentale.
La loro consistenza, intorno al 1200 a.C., si può desumere
dall'Iliade: nel più antico dei poemi epici attribuiti
ad Omero, infatti, sono menzionate sia navi lunghe, che tonde
od onerarie.
In seguito al declino della cultura micenea, vediamo farsi
avanti i Fenici, che progressivamente conquisteranno una
posizione egemone nel Mediterraneo. Tra il IX e l'VIII secolo,
iniziarono
a rendere sicure le rotte fondando colonie, la più importante
delle quali fu Cartagine. Poco dopo i Greci del periodo classico
ne seguirono l'esempio. Verso la fine del VI secolo Cartagine
realizzò un forte monopolio commerciale nel Mediterraneo
e si alleò con i dominatori del Tirreno: gli Etruschi.
La marineria etrusca sarà definitivamente sconfitta
solo con la battaglia di Cuma del 474 a.C., vinta dalla flotta
siracusana di Gerone.
In Oriente fiorivano i traffici greci, soprattutto di Corinto.
Pare che fu proprio il corinzio Aminocle a ideare, all'inizio
del VII secolo, la trireme, nave da guerra per eccellenza.
Egli costruì questi vascelli per Policrate di Samo,
famoso per la sua potente marineria. Ancora triremi furono
le navi usate dai Greci nella guerra contro i Persiani; queste
navi vennero usate da Atene fino al IV secolo, quando un altro
tipo di nave più moderna, a quattro o cinque ordini
di remi, prendeva il sopravvento. Questo nuovo modello ideato
dai Cartaginesi, costituì una poderosa arma per la Macedonia
che soppiantò Atene nel ruolo di potenza navale.
Tutti questi cambiamenti non interferirono sulla tipologia
delle navi mercantili, anche se commercio e guerre andavano
di pari passo, o meglio, tutte le grandi imprese marittime,
a cominciare dalla guerra di Troia, furono intraprese a scopi
commerciali. E, comunque, ogni attività commerciale
aveva bisogno di essere protetta, e non soltanto in tempo
di guerra.
In questo panorama Roma comincia appena ad affacciarsi. Nel
264 Roma è costretta ad armare una flotta per contrastare
Cartagine. Presa a modello una quinquereme nemica, Roma in
60 giorni crea ben 130 navi. La mirabile capacità organizzative
dei Romani e il loro forte senso pratico sopperirono alle carenze
in campo navale e li portarono a sbaragliare la potenza cartaginese.
In seguito a questo successo Roma inizierà la sua inarrestabile
ascesa politica e da un'altra battaglia navale, combattuta
ad Azio nel 31 a.C., nascerà l'impero. Flotte romane
solcarono i fiumi dell'Europa settentrionale portando la cultura
e la civiltà di Roma nel mondo. Vascelli romani sono
stati trovati in Olanda e perfino in Norvegia. Dal punto di
Traiano alla foce del Tevere si diramava una fitta rete commerciale
con navi che solcavano anche i mari più lontani, fino
all'Oceano Indiano, con un'efficienza tecnico- organizzativa
che sarà eguagliata solo dai navigatori portoghesi
e spagnoli in tempi non tanto distanti dai nostri.
LE
FONTI
Lo studio della marineria si avvale di molteplici fonti.
Le testimonianze letterarie più antiche sono offerte dalle
tavolette dell'archivio del palazzo di Pilo, di età tardo
micenea, e dalle descrizioni di Omero che spesso parla di navi.
Anche gli storici greci Erodono, Tucidide ed altri parlano
di navi. Un'opera di età ellenistica descrive la Syracusia,
la nave ammiraglia di Gerone II. Non abbiamo fonti scritte
riguardo alla cantieristica etrusca. Per l'Occidente si dovrà arrivare
all'età delle guerre puniche per avere notizie sull'argomento.
Fondamentale è lo storico Polibio e poi Livio, Cesare,
Plinio, Vitruvio e altri ancora. Anche negli Atti degli Apostoli è descritto
molto vivacemente il viaggio dell'apostolo Paolo dalle coste
dell'Asia Minore (odierna Turchia) all'isola di Malta.