:: INTERVISTA
ALL'ARCHEOLOGO |
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| alla
scoperta di una professioneaffascinante con la Dr.ssa Zarah
Buda di ASTRA - Archeologia Stratigrafica |
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| Chi è e
cosa fa l’archeologo? |
L’archeologo
studia il passato. Il suo compito principale è ricercare
e raccogliere con cura e attenzione scrupolosa tutti quei
resti materiali che l’uomo ha lasciato nel tempo
per studiarli, interpretarli e per dare risposte certe
sulla
vita, gli usi e i costumi di epoche remote e diverse.
La ricerca archeologica viene effettuata su più livelli, tutti ugualmente
importanti e necessari per la maggiore completezza possibile: dallo studio delle
fonti antiche alle ricerche di archivio, dalla ricognizione sul terreno allo
scavo archeologico. Coronamento dell’indagine effettuata è lo studio
e la pubblicazione dei dati, che può essere scientifica, destinata quindi
alle persone del settore che intendono avvalersi di quella ricerca per altri
futuri lavori, oppure divulgativa e quindi – meno tecnica e più comprensibile – destinata
ad un pubblico più largo. |
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| Cos’è uno
scavo archeologico? |
E’ il
momento essenziale che completa la ricerca e approfondisce
la conoscenza. Bisogna però tenere presente che nel
momento in cui si scava un sito questo viene al tempo stesso
distrutto. Per dirlo con le parole di Barker, noto archeologo
inglese, “ogni sito archeologico è già di
per sé un documento. Può essere letto da uno
scavatore abile, ma viene distrutto dallo stesso procedimento
di lettura”. |
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| Cosa
bisogna fare per non distruggere dati e “leggere” bene
un sito archeologico? |
È importante
che lo scavo venga eseguito con scrupolo e con la minore
perdita possibile di dati. La tecnica dello scavo stratigrafico,
che prevede la rimozione dei singoli strati (unità stratigrafiche)
nell’ordine inverso a quello in cui si sono depositati,
consente di individuare delle singole attività avvenute
in un sito e quindi delle varie fasi di vita o di abbandono
dello stesso. |
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| Cosa
vuol dire unità stratigrafica? |
Per
unità stratigrafica si intende la testimonianza di
un’azione umana (ad esempio la costruzione di un muro
o la sua demolizione o lo scavo di una buca o le tracce di
un incendio e così via). Compito dell’archeologo
che scava è l’individuazione e la lettura corretta
delle singole unità stratigrafiche e la conseguente
associazione e correlazione di esse per determinare le varie
fasi e quindi ricostruire la storia del sito. Per garantire
la raccolta dei dati, ogni fase dello scavo viene accuratamente
documentata dall’archeologo mediante la compilazione
di schede, la produzione di un’adeguata documentazione
grafica e fotografica, la redazione di un diario di scavo:
un po’ come questo Diario di bordo. In quest’ottica,
il rinvenimento dei materiali archeologici acquista importanza
non tanto per il loro valore intrinseco, quanto perché questi
diventano elementi determinanti di conoscenza. Anche oggetti
apparentemente privi di valore possono, in associazione
con altri elementi, diventare fondamentali per la conoscenza
della storia di un sito. |
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| Ci
sono dei “limiti” nel lavoro dell’archeologo? |
L’archeologia,
come ogni altra scienza, deve prevedere un costante aggiornamento
e una continua ricerca, avvalendosi degli studi precedenti;
per questo bisogna sempre auspicare la pubblicazione dei
dati raccolti sia in forma scientifica che in forma divulgativa,
e, laddove possibile, la fruibilità e la musealizzazione
dei siti scavati. |